25 de mar. de 2012

La pelle che abito: Satira tenebrosa di Pedro Almodóvar


Ci sono temi che non chiunque può abbordare. Nel caso di La piel que habito (La pelle che abito), ultimo film del maestro spagnolo Pedro Almodóvar, si tratta del cambiamento forzato di sesso e la sperimentazione genetica in persone.


Per lo spettatore che vedi il film senza nessun riferimento, la storia comincia dalla metà e si va armando coi minuti, egli quale può risultare confuso e scoraggiante per molte persone.


Inoltre la storia può essere considerata come irreale, assurda o male esposta. Ma bisogna ricordare che tutto quello che l'essere umano immagina è verosimile.




A ciò contribuiscono gli attori chi danno vita a personaggi difficili, complessi e tormentati.


Antonio Banderas e Marisa Paredes hanno attuazioni sobrie, ma vince i confronti il binomio Vera/Vicente, conformato per Elena Anaya e Jan Cornet, vincitori del Premio Goya alla migliore attrice ed attore rivelazione del 2012, rispettivamente.


E per arricchire la proposta visuale, la scenografia ed il vestiario sono notevoli. Jean Paul Gaultier contribuisce coi bodies nero e nude che usa la prigioniera Vera per coprire il suo corpo.


Questo film ha generato ogni tipo di reazioni, catalogandola tanto la cosa migliore come la peggiore di Almodóvar. In ogni caso, bisogna avere mente aperta ed occhi di vedere.